6/10 Natale, tempo d’avvento. Un messaggio che va’ oltre la politica.

  • Editoriale di Giovanni De Luca

Continuiamo la nostra analisi politica ed esaminiamo la terza falla che la destra  italiana porta come una macchia nel suo cammino, analisi che coincide con questo importante giorno di riflessione per chi  -come me – crede nella parola di Dio rivelata attraverso la figura del Suo unico Figlio nostro Signore.

Ed allora bisogna avere il coraggio di affermare che se la politica deve -secondo la nostra visione-  regolare i processi economici e sociali; altro sovrintende a questi tre fattori, ossia: il senso di giustizia, il sentimento di pietà, il bisogno dell’azione caritatevole.

Sui flussi migranti vittime dell’ immigrazione indotta, lo Stato Vaticano sbaglia, certo, ci lucra.  La Cei è in contraddizione, i Cardinali -alcuni- sono sul piede di guerra, i Vescovi sono sbandati ed i parroci divisi. Di fronte ad un cambiamento epocale come quello in corso con l’esodo biblico in atto dall’Africa, dal Medio Oriente, dell’Oriente, si impone il dovere di una seria riflessione. Lo dobbiamo fare, ne abbiamo il dovere, perché noi non siamo solo un partito politico. Dal punto di vista culturale siamo anche gli eredi, i custodi, i difensori ed i soldati di un mondo della Tradizione, la nostra, complessa e universale, i depositari di una profonda conoscenza della quale e dalla quale, è forgiata la nostra “Idea”. Una Storia che cammina su una sorta di binario parallelo, altrettanto Sacra, perché bagnata dal Sangue dei nostri Martiri,  che và dall’antica Roma imperiale e le divinità pagane, al Cristianesimo, alla dottrina sociale della Chiesa cattolica ed ortodossa, ai giorni nostri, diviene azione pratica, visione e missione nell’impegno politico quotidiano.

Un impegno, amici lettori, che nel tempo abbiamo definito “spirituale”, sul quale ci sono scritti libri, tramandate narrazioni di un legame indissolubile che muove in senso trascendentale verso l’alto le nostre azioni e che ci rende diversi, migliori, vincitori, al cospetto delle dottrine altrui, quelle materialiste, sionisti e marxiste, dalle quali discendono il liberalcapitalismo ed il comunismo socialista.

Ecco a cosa siamo alternativi, ecco il senso della nostra Terza Via e della missione alla quale non abbiamo voluto rinunciare.

Ed ecco la terza criticità.

La prima riguardava la difficoltà di comunicazione al nostro interno e con l’esterno. La seconda un richiamo alle tesi del liberismo nello Statuto del partito. La terza, micidiali errori sui processi di accoglienza e di carità.

Siamo noi a sbagliare e lo facciamo per egoismo e perché a nostra volta, siamo deboli.

Il Nuovo Ordine Mondiale (del quale qualcun’altro oltre noi se pur timidamente comincia a parlare) si basa su logiche globali e massificatrici. Rompe gli argini dell’ordine per governare sugli Stati nazionali attraverso il Kaos. Scatena conflitti armati, genera miseria.  Attraverso la finanza dissesta economicamente gli stati, li indebita attraverso il Fondo monetario Internazionale e la Banca Centrale. Sradica popoli, usa i deboli.

E noi dovremmo respingere i più bisognosi?  Dovremmo assumere una visione agnostica della nostra battaglia spirituale e far prevalere l’egoismo?

Giammai!

Qui è il meccanismo scatenante della crisi. L’immigrazione indotta è solo un effetto e non serve combatterlo in quanto tale, bisogna colpirne la causa scatenante.

Nell’omelia del Santo Natale, il Vescovo di Roma, ha affermato il giusto.

Maria e Giuseppe si videro obbligati a partire. Nei passi di Giuseppe e Maria si nascondono tanti passi. Vediamo le orme di intere famiglie che oggi si vedono obbligate a partire – afferma il Pontefice – In molti casi questa partenza è carica di speranza, carica di futuro; in molti altri, questa partenza ha un nome solo: sopravvivenza. Sopravvivere agli Erode di turno che per imporre il loro potere e accrescere le loro ricchezze non hanno alcun problema a versare sangue innocente. Giuseppe e Maria “dovettero lasciare la loro gente, la loro casa, la loro terra e mettersi in cammino per essere censiti. Un tragitto per niente comodo né facile per una giovane coppia che stava per avere un bambino: si trovavano costretti a lasciare la loro terra – insiste il pontefice – nel cuore erano pieni di speranza e di futuro a causa del bambino che stava per venire; i loro passi invece erano carichi delle incertezze e dei pericoli propri di chi deve lasciare la sua casa“.

Noi vediamo tutti i giorni, negli occhi di molti migranti, strumento dell’immigrazione indotta del Nuovo Ordine Mondiale per alimentare il Kaos mondiale, far saltare modelli di welfare, sovvertire usi e costumi, persino tradizioni dei popoli –  gli occhi di Gesù e di Maria. Gli occhi vittime del rifiuto, del diniego, del pregiudizio per andare a finire nella mangiatoia delle periferie delle nostre metropoli, per scappare dai nuovi Erode.

È vero, Giuseppe stava portando la sua famiglia non in un Paese straniero per motivi economici, ma nel suo stesso Paese per il censimento, perché lui era originario di Betlemme. Quindi era a casa sua.

E’ vero,  il versetto “non c’era posto per loro” si riferisce al fatto che nel caravanserraglio dove erano tutti, non c’era un luogo appartato per partorire. Ma quello che ne segue è una storia fondamentale per le sorti del mondo.

Il Vescovo di Roma esorta:  “Piccolo Bambino di Betlemme,  chiediamo che il tuo pianto ci svegli dalla nostra indifferenza, apra i nostri occhi davanti a chi soffre. La tua tenerezza risvegli la nostra sensibilità e ci faccia sentire invitati a riconoscerti in tutti coloro che arrivano nelle nostre città, nelle nostre storie, nelle nostre  vite, la tua tenerezza rivoluzionaria ci persuada a sentirci invitati a farci carico della speranza e della tenerezza della nostra gente”.

Non può che essere così! Ha ragione.

Perché è nel nostro DNA di cattolici impegnati in politica (e di cattolici tradizionalisti che ambiscono a raddrizzare il timone della casa di Dio) andare a fondo non nelle parole dell’uomo vestito di bianco, ma nelle parole del Vangelo. Per ostacolare le derive di una Chiesa che sopportiamo, in un momento di “relativismo etico”,   motivo scatenante della crisi globale anche all’interno della stessa.

Scriviamo per  richiamare i cattolici impegnati in politica che errano, ad una precisa assunzione di responsabilità: condannare la modernità, la mondanità,  credere giuste le parole di Monsignor Lefebvre.

Tre domande per tornare all’attualità:

È giusto contribuire allo sradicamento di interi popoli dalla loro terra,  portandoli qui in aereo di Stato?

No.

È giusto contribuire con Leggi deplorevoli come lo  “Ius Soli”, al dissolvimento delle identita?

No.

È giusto contribuire all’annullamento ed alla soppressione delle nostre tradizioni, per non urtare le culture di altri popoli?

No.

La prima accoglienza non si nega ai poveri, ai deboli, si perseguitato, agli afflitti, ai diseredati. Poi bisogna ripristinare l’ordine. Bisogna che coloro i quali ricevano L’ aiuto si dimostrino rispettosi desiderosi di tornare nelle loro terre d’origine per contribuire a trasformare quell’inferno in un mondo migliore, qualificato, degno di diritti politici, sociali. Che in tutta evidenza,  continuando con una politica errata al servizio del Nuovo Ordine Mondiale saremo noi a perdere.

Tutto questo è profondamente ingiusto, sbagliato, maligno. Lo è  perché è parte di un disegno superiore, una strategia planetaria di “alcuni” grandi della terra, e poi ci sono i popoli, e ci siamo noi, che ci reputiamo giusti fra i giusti.

” Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? 38 Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? 39 E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?

40 Rispondendo, il Re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.

42 Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; 43 ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.

44 Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?

45 Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. 46 E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».

In questo giorno in cui il figlio dell’uomo rinasce, secondo il messaggio ciclico dell’esterno ritorno, ogni volta che non sapremo riconoscere nel nostro fratello,   Cristo, non avremmo fatto altro, che preparare il legno della Croce.

Buon Natale, se ha ancora un senso. Un pensiero particolare, anche quest’anno, per chi vive la solitudine, l’emarginazione sociale, la sofferenza. Condizioni che negli anni, hanno appesantito la mia festosità. Un nostalgico pensiero per chi non c’è piu. Amici ed amiche, lettori,  BUON NATALE.

 

 

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