Alcune riflessioni al margine della visita di Aleksandr Dugin in Italia.

Nei giorni scorsi Aleksandr Dugin cinquantaseienne politologo e filosofo russo è stato in Italia. Ha svolto due incontri pubblici a Milano e Roma ed intrattenuto un numero imprecisato di incontri privati. Prima di ripartire in giro per il mondo, ha messo intorno ad un tavolo e catalizzato le relative attenzioni di buona parte della destra e della sinistra in procinto di lasciare i porti di provenienza per sfidare il mare del mutamento epocale delle società. Dugin riparte e Steve Bannon arriva, ne scriveremo. Entrambi intentano un processo di inculturazione e di posizionamento. Mentre si fa strada nella società italiana un veloce processo di islamizzazione, la Russia cerca consensi, l’America  difende la sua egemonia  centimetro su centimetro, interlocutore su interlocutore. L’Europa subisce.

Dugin sviluppa il pensiero di Martin Heidegger, partendo dal concetto geofilosofico del Dasein, come centro modificante al contempo universale e particolare, uno e molteplice, coniugandolo con il pensiero della scuola tradizionalista di Guénon ed Evola. Oltre ai tratti filosofici, Eduardo Zarelli, fondatore della Casa Editrice Arianna apre alla spiegazione di termini a molti sconosciuti:  “La sua vasta erudizione, unita alla propensione speculativa, lo porta a una necessità metodologica chiarificatrice. Per lui, “circolo ermeneutico” significa il nucleo forte, fondante di una dottrina, che egli identifica nell’heideggeriano “Dasein” (esserci), sinonimo di un uomo che sta nel mondo, che ha l’esistenza come specifico modo di essere. Il “Dasein” reinterpretato da Dugin è la volontà di declinare idee, storia e realtà di un soggetto consapevole, che concretamente vive e aspira a interpretare, comprendere e farsi parte della totalità cui appartiene. Nella parola composta esser-ci, la particella enclitica “ci” simboleggia i due caratteri dell’uomo, ovvero la sua esistenza spazio-temporale (essere-qui-ora) e la sua apertura all’Essere, all’infinito, alla trascendenza, alla dimensione spirituale della vita” *(1).  Zarelli, dunque, nel trattare il profilo del Dugin, demanda il lettore all’approfondimento di alcuni testi consigliati “in primis a Russofobia. Mille anni di diffidenza(Sandro Teti Editrice) del giornalista svizzero Guy Mettan, che ricostruisce le linee di forza religiose, geopolitiche e ideologiche di cui si nutre la russofobia; quindi all’opera di Paolo Borgognone, Capire la Russia. Correnti politiche e dinamiche sociali nella Russia e nell’Ucraina post-sovietiche(Zambon Editore), unita a Eurasia, Vladimir Putin e la grande politica (Edizioni Controcorrente) di Alain de Benoist. Saggio di Roberto Pecchioli, Uscire dal XX secolo. Un’idea nuova per il Terzo Millennio. Per una Quarta teoria politica (Ereticamente) *(2). Sempre secondo Eduardo Zarelli “sulla base dei suddetti elementi concettuali, Dugin non può che essere profondamente critico nei confronti di quella particolare forma mentis occidentale, che definiamo “ideologia del progresso”. Grandi interpreti della sociologia- da Émile Durkheim a Pitirim Sorokin –hanno sostenuto che il progresso sociale non esiste, è solo una costruzione artificiale, secondo i dettami del tempo” *(3).  Questo ragionamento naturalmente ci affascina, poiché ampiamente abbiamo scritto e teorizzato proprio su questo argomento nelle nostre tesi “Radici e Futuro – Le Idee per continuare” in un progetto visto da Sud e secondo le quali: “Poiché nel ciclo eterno della vita tutto si rigenera, tutto muore, ma non lo “spirito”  che rinascere a nuova vita sotto altre forte, intendiamo condurre i nostri propositi inseriti nel solco della Tradizione, basati sulla salvaguardia del “seme buono”, verso nuove “prospettive” in difesa delle radici, delle tradizioni, nell’ordine ed in armonia con tutti gli esseri viventi.  Dunque,  non è sbagliato affermare che  la “questione meridionale” non è più tale sotto  vari punti di vista. La grande industria, la trasformazione delle campagne, il sostegno pubblico, avrebbero – nella visione ottimistica e lineare del dopoguerra – dovuto portare ad un saldo del divario dal Nord. In questa classica concezione “progressista-fordista” l’anello debole era rappresentato dai meridionali che si sarebbero “dovuti educare” alla civiltà industriale. La storia dimostra come la continua quanto vana rincorsa di standard europei non applicabili o “non ripetibili” per usi, costumi o per le condizioni climatiche,  siano falliti. Il nostro Sud si basa su una forma di vita “lenta”, capace di contenere dentro la propria misura un modello di sviluppo che non deve essere ridotto ad uno stadio di inferiorità, o messo in competizione con diversi territori perché quando si pensa che la storia dell’umanità si possa ricostruire sull’unico ingrediente evolutivo della tecnica, si è già persa qualsiasi autonomia di pensiero. Quando le dinamiche dello sviluppo di altre culture diverse da quelle votate alla tecnica ed all’industria vengono ridotte a quell’unica parola che è “arretratezza” – associata sempre a oppressione e superstizione – il copione è stato già scritto *(4).

Il fondatore della storica rivista Orion e di Aga Editrice, Maurizio Murelli, ritiene fondamentale la necessità di superare gli steccati ideologici e la gabbia mondialista: “Oggi finalmente si è capito che da una parte c’è la visione unipolare che appiattisce e dall’altra quella multipolare che vuole salvaguardare la sovranità delle nazioni” scrive plaudendo al pensiero di Dugin. E’ vero, è visibile che nel mondo vi sia una ondata di riflusso che non metabolizza le politiche degli atlantisti, dei globalisti, dei mondialisti e non ci si vuole arrendere alla decadenza ed a nessun declino. Sostiene ancora Dugin. “l’onda lunga dei populismi è inarrestabile. La democrazia liberale si definisce come il potere delle minoranze non elette sulla maggioranza dei cittadini. Quelle fanno i colpi di stato contro la Costituzione, le maggioranze reagiscono allora votando i Salvini, i Di Maio, le Marine Le Pen, o i Kurz. Destra o sinistra, non conta più. È una rivolta di popolo contro le élite, cioè contro le minoranze che vogliono difendere apertamente gli interessi delle minoranze. Se questa è la nuova forma della democrazia, ecco, al popolo non piace”*(5).

Per capire a fondo il personaggio Dugin.

Negli anni ottanta ha cercato di applicare alla geopolitica russa un ritorno alla sovranità imperiale. Per questo nell’Unione Sovietica venne considerato come un dissidente di destra mentre nel decennio di Eltsin venne bandito totalmente dalla vita pubblica per le sue idee. In questo contesto sviluppa un’idea che è anticomunista ma anche antiliberale. In quegli anni la caduta dell’Unione Sovietica aveva lasciato un enorme vuoto ideologico e valoriale nelle istituzioni e nell’esercito. Dal 1991 dunque inizio’ a tentare di colmare questo vuoto diffondendo le sue idee negli ambienti dello Stato maggiore russo e dell’esercito. Ai militari spiegava perché l’Occidente continuasse a fare pressione sulla Russia nonostante la Guerra Fredda fosse finita e perché fosse necessario sviluppare un’idea della geopolitica russa che guardasse all’Eurasia e non fosse appiattita alle scuole di pensiero occidentali ma che anzi ne fosse l’esatto opposto. Con la caduta del regime comunista per molti si impose il superamento della forma di Stato, ma bisognava anche approdare a qualcosa di nuovo che coniugasse le idee di sinistra, riferite al marxismo culturale, con le dottrine economiche liberali di destra. Dugin ha voluto fare esattamente l’opposto sintetizzando le teorie sociali della sinistra economica con i valori tradizionali. Insieme a Eduard Limonov fonda il Partito nazionalbolscevico russo per promuovere questa Weltanschauung, dopo qualche anno però abbandona Limonov  per applicare le idee del nazionalbolscevismo alla geopolitica, ed approda alla Quarta Teoria Politica, che successivamente Putin ha fatto proprie iniziando a promuovere l’unione euroasiatica, a difendere la sovranità dei popoli pur non ricadendo in un nazionalismo di stampo ottocentesco, aprendo ad un ritorno del filosofo e politologo russo in televisione ed incontri *(6).

La Quarta Teoria Politica.

Andrea Scarabelli, Direttore editoriale presso Antarès – Prospettive Antomoderne e Vicesegretario presso la Fondazione Julius Evola così sintetizza brillantemente  la Quarta Teoria Politica: E’ un autentico crocevia di passato, presente e futuro, che discute l’esaurirsi delle categorie della modernità e gli scenari a venire. Allo stato attuale delle cose, come si diceva, Dugin è tra i pochi contemporanei del futuro, e questo libro ne è la dimostrazione, l’inveramento di uno spirito acuto teso a superare le tre teorie politiche della modernità – liberalismo, fascismo e comunismo – le quali, dopo aver infiammato il Novecento, «secolo delle ideologie» par excellence, hanno perso forza propulsiva, dimostrandosi incapaci di interpretare il nuovo *(7).

aleksandr dugin

“La Quarta Teoria Politica – scrive Dugin – non è una mera terza posizione tra liberalismo e comunismo. Con essa riprendo questa critica attaccando il fascismo, il nazionalismo e le loro espressioni razziste che sono state uno strumento di colonialismo eurocentrico da parte dell’Occidente che compromettono lo sviluppo indipendente delle diverse civiltà oggi questo fascismo non trova spazio in Occidente, lo trova invece il populismo che è un fenomeno fondamentale”.  Gli fa eco il direttore di Orion, Murelli: “allo stato delle cose non esistono “terze vie” praticabili: di qua o di là rispetto alla linea del fronte. Da una parte i Mondialisti, dall’altra i sovranisti senza Sovrano diversamente declinati, in nazionalisti, populisti… con sprezzo del ridicolo, definiti fascisti da quella sorta di “paguro bernardo” che la sinistra incapsulata nella logica liberista e da cui si fa portare a spasso. Le élite liberiste che formattano il pensiero di sinistra attraverso il controllo dei media dentro cui consentono di far carriera solo agli allineati, sono state battute dal popolo che rivendica sovranità e per questo dai sprezzanti servi di sistema chiamati populisti. Siamo in una fase di rigetto. Le imposte forzature valoriali che uccidono l’essenza umana hanno (stanno) portando alla reazione. Non c’è sermone mediatico del Saviano di turno che possa più reggere. Tutto respinto al mittente. Siamo ancora lontani dal formarsi di un modello di sviluppo alternativo, un modello a dimensione umana, che tenga conto di quelle che sono le reali esigenze naturali dell’uomo: siamo nella fase di transizione e chi pensa di essere anti-mondialista vagheggiando terze vie rette da guazzabugli intellettualistici fa il gioco dei Mondialisti. Con umiltà, con tanta umiltà ci si schieri su una o l’altra parte del fronte.

Il lettore comprenderà la complessità dei ragionamenti, le tante riflessioni e le conseguenti conclusioni alle quali si è in dovere di approdare. A condizione, però, che non lo si faccia spinti da un facile entusiasmo dovuto a questa improvvisa attività che investe la nostra “area”. Non abbiamo difficoltà di sorta – stante la nostra provenienza certa ed il bagaglio culturale e politico del quale siamo portatori – a posizionarci nella battagli strategica di breve periodo e  muniti di la clava,  al fianco dei  “sovranisti senza Sovrano diversamente declinati. Ad una condizione. Che non ci si imponga una riduzionista semplificazione dell’analisi di fondo, che non ci si impedisca di portare al seguito l’arco. Clava e Arco di evoliana memoria

Ci spieghiamo meglio.

Dugin fonda il suo progetto poltico- filosofico sulla criticava che Heiddegger muoveva al liberalismo ed al comunismo, ma anche e molto profondamente al nazionalsocialismo che accusava di essere razzista e e meccanicista. Noi siamo altro. Sintesi di una rivoluzione originale, europea nella vasta missione mediterranea, che va ben oltre tutto questo ed a differenza delle altre “dottrine” (liberismo, comunismo e nazionalsocialismo) non è stata sconfitta sul piano dell’attuazione pratica, bensì solo da un punto di vista militare e non per proprie responsabilità. Il nostro è un progetto rivoluzionario ancora inattuato che ci spinge a non chiuderci verso altre teorie, quella della “quarta politica” ad esempio, a condizione che non si dia per scontata, liquidata, superata la nostra. Non la proponiamo sotto forma politica di rifondazione e restaurazione poiché si badi bene: non ci riferiamo al ventennio Fascista, che della nostra Idea è stato solo un breve tratto inserito nel solco eterno della Tradizione europea e mediterranea. Intendiamo la nostra Idea fiera, orgogliosa delle sue “radici”,  del suo passato e della sua storia – di tutta intera la sua storia- dei trenta e più secoli, durante i quali si è espressa e nel nome della quale si sono costruiti Imperi, Codici, Arti, e Cultura ed abbiamo accumulato e stratificato Tradizioni fra le più alte e complesse, di enorme “spessore”.

Siamo portatori di un grande progetto al quale non rinunciamo, proprio in  nome del nostro passato, della sua cultura civile e giuridica, per l‘Europa sociale dei popoli e delle Patrie che è e resta baricentro. Baricentro non possono esserlo né negli Stati Uniti, né la Russia da sola, né altri.

Secondo il multipolarismo e la Quarta Teoria Politica: non esiste un’unica civiltà bensì tante diverse civiltà indipendenti il cui sviluppo non è comparabile. Non si può dunque giudicare l’una come migliore o peggiore dell’altra non riconoscendo una storia universale valida per tutti i popoli e tutte le culture. Non è validità l’idea di un unico Stato globalista che governi tutti i popoli e tutte le culture come pensano invece le elites occidentali.

Il punto non è questo, o non solo questo.

Bisogna guardare al fine. Per noi il fine ultimo consiste nell’ individuare la formula di governo “geniale” che sia faro di civiltà e con la sua luce irradi i popoli secondo precise esigenze individuali e collettive. Si tratta di individuare la formula che applicata, dimostri essere la più “originale” ed “audace” delle Idee.

Ci schieriamo dunque, ma senza rinunciare a nulla di ciò che rappresentiamo. Omettiamo di analizzare in questo momento – per motivi di sintesi – tutta la filosofia dell’uomo differenziato e del Soggetto radicale,  facendo presente che non siamo materia ed in quanto ci ispiriamo ad una concezione spirituale della vita, la nostra funzione è presto intuibile.

Quindi: scelta di campo si e siamo in cammino. Siamo Terza Via non potrebbe essere diversamente!

  1. Perché leggere “La quarta teoria politica” di Aleksandr Dugin. Pubblicato il 5 marzo 2018 da Eduardo Zarelli su  Barbadillo.it
  2. Radici e Futuro. le Idee per continuare. Tesi di Prospettive Future
  3. Alexander Dugin: l’Italia ha dato il via alla grande rivoluzione populista. 
  4. fonte tratta da “L’ ideologo di Putin arriva in Italia”. Dagospia.com – intervista 23 giugno 2018
  5.  Alexandr Dugin lettore di Evola. Andrea Scarabelli intervista Alexandr Dugin. Tratto da Fondazione Evola
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