Assemblea Nazionale di Fratelli d’Italia. De Luca: pronta la proposta per il salario minimo d’inserimento sociale e reinserimento lavorativo

Si svolgerà Venerdi 13 luglio 2018 alle ore 10:30 presso il Centro Congressi – Roma Eventi, Via Alibert 5/A (Zona Piazza di spagna), l’Assemblea Nazionale di Fratelli d’Italia durante la quale si discuterà della  situazione politica attuale. “Andremo in Assemblea con un quadro chiaro e ben determinati sulla situazione politica in atto – afferma il Dirigente Nazionale Giovanni De Luca  – interverrò con una progetto che parte dal Sud e che mette il lavoro al primo posto. Il Salario Minimo di Inserimento Sociale e Reinserimento Lavorativo può essere una prima proposta sulla quale smarcarci e differenziarci dalle deludenti politiche di avvio del Governo giallo-verde.

“Non dobbiamo partire dal fatto che c’è disoccupazione – afferma De Luca –  ma dal concetto che manca il lavoro” In questa visione la sintesi moderna, riformista e sociale di più correnti di pensiero aventi diverse origini e confluenti su un’unica certezza: è lo Stato ad annullare i conflitti, risolve i problemi relativi alla rappresentanza politica, economica e sociale. Questa sintesi moderna  si fonda sull’idea di stato sociale del lavoro.  Si impone ancora una volta il nostro interrogativo: “che fare?” Per combattere la disoccupazione giovanile noi proponiamo un nuovo patto sociale. Un piano imponente e strutturato che ha anche precise coperture. Chiediamo un salario minimo di inserimento sociale e di reinserimento lavorativo da corrispondere a ogni giovane che cerca lavoro e per i primi cinque anni, impegnandolo in lavori socialmente e civilmente utili “.

E’ assurdo ed immorale – incalza De Luca – che ci siano tanti bisogni e tante urgenze, a fronte di una manodopera disponibile, che invece resta disoccupata.. Il dramma della disoccupazione adulta oggi ha toccato picchi altissimi, quarantenni che per la prima volta vedono interrompersi “l’ascensore sociale”.  Evidenziare la situazione terribile della disoccupazione adulta italiana non esclude l’avere a cuore il futuro dei giovani, è il contrario. I famosi incentivi del governo Letta, quelli fino ai 29 anni varati nel 2013, sono stati un fallimento. Bisogna coniugare e ricongiungere due mondi in crisi, quello dei giovai e quello degli adulti. Ci sarebbe in tempi brevi la “rivitalizzazione” non solo di interi settori, ma anche delle aspettative di tanti, si darebbe un formidabile colpo ed una accelerata ai consumi che stanno languendo. Le difficoltà economiche, con un mercato del lavoro altalenante dove si registra un tasso di disoccupazione altissimo costringono sempre più giovani a rimandare i progetti di indipendenza ad un futuro che non sembra neanche troppo vicino”.

Una proposta che demolisce il Reddito di Cittadinanza ed evidenzia i suoi punti critici

Nel reddito di cittadinanza, il primo punto da correggere nella tabella di comparazione con il Rei  (Reddito di inclusione) introdotto dal Governo Gentiloni riguarda la casa perché questo rischia di creare una sperequazione inaccettabile tra chi ha un reddito basso ma non deve pagare l’affitto e chi dalle sue magre entrate deve scalare qualche centinaio di euro per pagarlo. Chi vive in affitto deve essere maggiormente aiutato, la casa va considerata anche perché è su quello che si gioca il duello delle coperture: il reddito di cittadinanza costa 15 miliardi se ai proprietari dell’immobile in cui vivono si imputa un affitto virtuale equivalente a quello che risparmiano, ne costa 30 se invece non si considera questo parametro. Il secondo punto di criticità riguarda la durata infinita e la cessazione. Il reddito di dignità ha infatti una durata illimitata – a differenze del Rei e di altri sussidi che prevedono uno stop e un periodo di latenza prima di ricominciare, o il nostro salario minimo –  quindi può rendere plausibile l’idea di vivere del sussidio se il centro per l’impiego non riesce a trovare un’offerta di lavoro da sottoporre. L’altro effetto collaterale è che si azzera all’istante quando la persona guadagna più di 780 euro (l’entità del sussidio).  Il reddito di cittadinanza potrebbe costare molto, 30 miliardi di euro o più secondo varie stime, rispetto ai già elevati 17 miliardi prospettati e comportare uno spreco ingente di risorse pubbliche, poiché verrebbe concesso anche a individui che poveri non sono. È inoltre alto il rischio che disincentivi il lavoro, dato l’elevato importo del beneficio e l’assenza di un meccanismo di cumulo con il reddito da lavoro. Per incentivare la partecipazione, inoltre, prevede solo l’obbligo di iscrizione ai Centri per l’Impiego, strutture che necessitano di una profonda e costosa riforma per poter garantire risultati apprezzabili nel facilitare l’avviamento al lavoro.

 

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