Beppe Grillo il valvassore che proclama la fine del lavoro per volontà dei suoi capi

Editoriale di Giovanni De Luca

Siamo davanti ad una nuova era, il lavoro retribuito, e cioè legato alla produzione di qualcosa, non è più necessario una volta che si è raggiunto la capacità produttiva attuale” Beppe Grillo con un post sul suo sito del 14 marzo scorso, dal titolo “Società senza lavoro“, per molti farnetica ed interviene sul tema caldo del lavoro e del reddito di cittadinanza Scrive Grillo: “Si vuole creare nuovo lavoro perché la gente non sa di che vivere, si creano posti di lavoro per dare un reddito a queste persone, che non avranno un posto di lavoro, ma un posto di reddito, perché è il reddito che inserisce un cittadino all’interno della società”. Per l’uomo che ha dato un volto ed una voce al progetto di altri chiamato Movimento 5 Stelle, la ricetta è chiara: “Una società evoluta è quella che permette agli individui di svilupparsi in modo libero, generando al tempo stesso il proprio sviluppo. Per fare ciò si deve garantire a tutti lo stesso livello di partenza: un reddito, per diritto di nascita”. In ultimo invita a non focalizzarsi sulla mancanza di lavoro: “Per rispondere a questa crisi, per uscirne fuori, tutti cercano il lavoro. Ma siamo sicuri che il problema sia davvero il lavoro? Io penso di no. Il lavoro serve a produrre merci e servizi per soddisfare i bisogni dell’uomo. La nostra era è senza precedenti proprio per la sovrabbondanza di merci e servizi che abbiamo. Abbiamo una capacità produttiva che è di gran lunga superiore alle nostre necessità”.

Beppe Grillo invece è la dimostrazione di come attraverso un preciso lavoro – fatto di innegabili, uniche ed irripetibili doti individuali; con la padronanza delle tecniche del mestiere, ossia l’arte teatrale e comica – riesca ad attrarre gente “avvocando” al suo fine. Lusingando, elargendo attraverso un momentaneo benessere un appagamento dei sensi,  riesce a divertire al servizio di un potere mondializzato e snazionalizzato e propaganda un processo dissolutivo “discendente”,  il cui tratto distintivo è il “riduzionismo”, ovvero,  la degradazione dell’umanità ad una poltiglia indifferenziata, conformemente  riconducibili a dinamiche massificatorie. Punto d’arrivo dovrà essere la spersonalizzazione e la “detesaurizzazione” in linea con l’obiettivo strategico dell’oligarchia mondialista che invece tende a “tesaurizzare” i beni primari, materie e capitali.

 

Contro questo mostro, il “genio alato”, il gigantesco minotauro dorato denominato Moloch*(1), il lettore comprenderà perfettamente quanto sia di straordinaria attualità la nostra TERZA VIA, poiché essa attraversa la storia, supera il marxismo, il liberismo e cerca – sperando  – di sventare un nuovo e non meno preoccupante rischio: il relativismo etico che conduce al Mondialimo 

Giovanni Gentile nei suoi scritti giovanili di fine Ottocento su Marx scrisse, superandolo: “la materia del materialismo storico, lungi dall’essere esterna ed opposta all’Idea di Hegel, vi è dentro compresa, anzi è una cosa medesima con essa”. Realismo e idealismo non costituiscono più antitesi, ma sintesi. Questo dette vita ad alcune prese di posizione che poi avranno il loro preciso riverbero nella filosofia di Gentile al culmine della sua maturità intellettuale. Egli scrive ancora superando il marxismo con la conseguenziale adesione all’Idea che da socialista diventa “sociale“: “la società, che è un tutto organico, è insieme causa ed effetto delle sue condizioni; e bisogna ricercare nel senso stesso della società la ragione d’ogni suo mutamento”. L’evoluzione gentiliana si raggiunge dunque, con  “Genesi e struttura della società” e si ferma assassinata al 15 aprile del 1944.

Non vi fu superamento delle proprie convinzioni a sostegno delle tesi liberali per  Francois Furet (Parigi, 27 marzo 1927 – Tolosa, 12 luglio 1997) il maggiore storico della rivoluzione francese secondo il quale: ” le tesi sullo Stato liberale ed etico sono le più grandiose e avanzate in tutto il XXsecolo, poiché combattendo l’individualismo e l’egoismo borghese e proletario per riunire tutto il popolo in una nuova comunità e si presentano come “un’assolutizzazione dell’idea della rivoluzione francese”. Bisogna scomodare Pino Rauti che sul liberismo in Italia e sul suo superamento, ebbe ad affermare: “sono andato a guardare i libri, la destra storica (…)  Salandra e Sonnino. Per quello che mi riguarda una destra che sarebbe stato meglio mettere in manette perché negli anni di quella destra l’Italia diventava terzo mondo: milioni di italiani erano costretti ad emigrare all’estero, il 20% della popolazione italiana soprattutto dal sud; perché in quegli anni di quella destra 60.000 italiani morivano di tubercolosi ogni anno; perché c’erano le paludi alle porte di Roma e non c‘era acqua nel tavoliere delle Puglie e a Bari; perché non c’erano fognature nel 90% delle città italiane. Chi ha modernizzato l’Italia, l’ha strappata al terzo mondo è stato il ventennio. *(2) e traghetta, così nel nuovo millennio, non una riproposizione reazionaria bensì un patrimonio di Idee e Valori, utili al superamento del marxismo, del liberismo ed ahimè anche delle nostre tesi storiche (che non periscono sul piano della disfatta pratica e della loro applicazione come fu per altri, ma sono ancora rese inagibili dalle macerie provocate dal conflitto bellico della seconda Guerra Mondiale) e che tracciano una “prospettiva futura”.

Diversamente e senza di noi, il superamento del vecchio mondo, delle ideologie o come a dir si voglia, non può condurre direttamente fra le braccia di quello che Beppe Grillo rappresenta, ossia, il chiaro e limpido attacco alla genesi ed alla struttura della società. Quale? E’ presto scritto: la società che è nel solco della “Tradizione”. Per noi il “Tutto” che lo Stato racchiude è la nazione, è il popolo. Lo Stato non è l’impalcatura burocratica, e neppure il potere istituzionale, il mostro freddo di cui parlava Nietzsche, organizzazione d’insieme che viene costantemente attaccato dal Movimento 5 Stelle. Lo Stato  è piuttosto la struttura di protezione che raccoglie e stringe in unità il molteplice, ed è anche, su un piano pratico, la macchina che organizza la vita associata. Ed essa, soprattutto, veicola la sacralità, la religiosità dello stare insieme come nazione, ciò che accomuna nel comune destino. Lo Stato “Etico” è lo Stato del consenso, dell’identificazione volontaria e consenziente di tutti nel tutto comunitario. La realtà che, come dice Gentile, è in interiore homine, vuol dire che rappresenta l’unificazione del pensiero e dell’azione degli uomini entro uno sforzo comune, ciò che costituisce la sostanza di ogni società sana. Poiché “tutti gli uomini sono, rispetto al loro essere spirituale, un uomo solo” * (3) . Riportiamo testualmente. “All’umanesimo della cultura, che fu pure una tappa gloriosa della liberazione dell’uomo, succede oggi o succederà domani l’umanesimo del lavoro. Perché la creazione della grande industria e l’avanzata del lavoratore nella scena della grande storia, ha modificato profondamente il concetto moderno della cultura dell’intelligenza soprattutto artistica e letteraria, e trascurava quella vasta zona dell’umanità, che non s’affaccia al più libero orizzonte dell’alta cultura ma lavora alle fondamenta della cultura umana, là dove l’uomo è contatto della natura, e lavora. Lavora da uomo, con la coscienza di quel che fa, ossia con la coscienza di sé e del mondo in cui egli s’incorpora. Lavora dispiegando cioè quella stessa attività del pensiero, onde nell’arte, nella letteratura, nell’erudizione, nella filosofia, l’uomo via via pensando pone e risolve i problemi in cui si viene annodando la sua esistenza in atto. Lavora il contadino, lavora l’artigiano, e il maestro d’arte, lavora l’artista, il letterato, il filosofo. Via via la materia con cui, lavorando, l’uomo si deve cimentare, si alleggerisce e quasi si smaterializza; e lo spirito per tal modo si affranca e si libera nell’aer suo, fuori dello spazio e del tempo; ma la materia è già vinta da quando la zappa dissoda la terra, infrange la gleba e l’associa al conseguimento del fine dell’uomo. Da quando lavora, l’uomo è uomo, e s’è alzato al regno dello spirito, dove il mondo è quello che egli crea pensando: il suo mondo, sé stesso. Ogni lavoratore è faber fortunae suae, anzi faber sui ipsius” *(4).

Per rispondere in maniera esaustiva al “Beppe Grillo-pensero”, bisogna fare sintesi con questi passaggi indispensabili per capire cosa stiamo combattendo con tutte le nostre forze e pochi strumenti per comunicare.

Per Gentile, “bisognava perciò che quella cultura dell’uomo, che è propria dell’umanesimo letterario e filosofico, si slargasse per abbracciare ogni forma di attività onde l’uomo lavorando crea la sua umanità. Bisognava che si riconoscesse anche al “lavoratore” l’alta dignità che l’uomo pensando aveva scoperto nel pensiero. Bisognava che pensatori e scienziati e artisti si abbracciassero coi lavoratori in quella coscienza della umana universale dignità. Nessun dubbio che i moti sociali e i paralleli moti socialistici del secolo XIX abbiano creato questo nuovo umanesimo la cui instaurazione come attualità e concretezza politica è l’opera è il compito del nostro secolo. In cui lo Stato non può essere lo Stato del cittadino (o dell’uomo e del cittadino) come quello della Rivoluzione francese; ma dev’essere, ed è, quello del lavoratore, quale esso è, con i suoi interessi differenziati secondo le naturali categorie che a mano a mano si vengono costituendo. Perché il cittadino non è l’astratto uomo; né l’uomo della “classe dirigente” – perché più colta o più ricca, né l’uomo che sapendo leggere e scrivere ha in mano lo strumento di una illimitata comunicazione spirituale con tutti gli altri uomini. L’uomo reale, che conta, è l’uomo che lavora, e secondo il suo lavoro vale quello che vale. Perché è vero che il lavoro è lavoro, e secondo il suo lavoro qualitativamente e quantitativamente differenziato l’uomo vale quel che vale.” *(5)

Di fronte a tutto questo, quello di Beppe Grillo è un “pensiero debole” sostenuto da uomini potenti e capaci di comunicare. infatti Egli afferma, errando: Siamo davanti ad una nuova era, il lavoro retribuito, e cioè legato alla produzione di qualcosa, non è più necessario una volta che si è raggiunto la capacità produttiva attuale“. Falso! E’ vero invece che  “per la prima volta nella storia dell’umanità il progresso tecnico e scientifico non crea occupazione. Fa aumentare la disoccupazione, provoca impoverimento anche nelle aree un tempo più sviluppate locomotiva e traino.  Il capitalismo sta cambiando pelle e per salvaguardare i suoi privilegi attua per la prima volta dopo decenni (Trump ne è un esempio) una politica a “filiera corta”. Quanto costa delocalizzare? Distruggendo i diritti in loco non c’è più bisogno di farlo. *(6)

Scrive ancora:  “Si vuole creare nuovo lavoro perché la gente non sa di che vivere, si creano posti di lavoro per dare un reddito a queste persone, che non avranno un posto di lavoro, ma un posto di reddito, perché è il reddito che inserisce un cittadino all’interno della società”. Falso! La maturità individuale, l’insieme delle conoscenze e della sua preparazione inserisce l’uomo nella società ed attraverso  la sua opera, Egli contribuisce al progresso civile, sociale, economico e culturale della collettività.

La ricetta di Grillo è chiara: “Una società evoluta è quella che permette agli individui di svilupparsi in modo libero, generando al tempo stesso il proprio sviluppo. Per fare ciò si deve garantire a tutti lo stesso livello di partenza: un reddito, per diritto di nascita”. Falso! Una società evoluta è quella che permette agli individui di svilupparsi in modo libero, generando al tempo stesso il proprio sviluppo, è vero, ma per fare ciò si deve garantire a tutti lo stesso livello di partenza: pari opportunità. Sarà il merito a stabilire una naturale scala di valori individuali che la collettività, raggiunto un suo grado di benessere, dovrà redistribuire in maniera solidale e sussidiaria”.

In ultimo sulla mancanza di lavoro afferma: Per rispondere a questa crisi, per uscirne fuori, tutti cercano il lavoro. Ma siamo sicuri che il problema sia davvero il lavoro? Io penso di no. Il lavoro serve a produrre merci e servizi per soddisfare i bisogni dell’uomo. La nostra era è senza precedenti proprio per la sovrabbondanza di merci e servizi che abbiamo. Abbiamo una capacità produttiva che è di gran lunga superiore alle nostre necessità”. Falso! La nostra era è senza precedenti non per la sovrabbondanza di merci e servizi che abbiamo, ma per l’errore dell’occidente di accumularne in eccesso a svantaggio di altri continenti, sui quali ancora premiamo, in termini ad esempio di delocalizzazione del lavoro, producendo qui disoccupazione e lì “nuovo schiavismo”.

Il volto del liberismo morente non riesce a trovare uno sbocco di “giustizia sociale” e non può essere nella globalizzazione, perché il liberismo non contempla il principio di “giustizia sociale”. Ne è monco.

Il livellamento planetario dove poche centinaia di famiglie detengono le sorti del pianeta, non può essere la meta ambita. Il luogo d’approdo dove i ricchi  diventano sempre più ricchi (pochi) ed i poveri diventano sempre più poveri (molti). Non è Beppe Grillo (con i suoi attuali alleati) il futuro dei popoli, dello sviluppo di essi ed in armonia con la crescita collettiva per un benessere diffuso.

Non lo possono essere i suoi alleati per i motivi che non ci esimeremo dallo scrivere.

non lo possono essere i loro capi. Israele è ufficialmente “Stato-Nazione degli ebrei” dei quali Beppe Grillo e Matteo Salvini sono “amici e fratelli”,  ma i nostri punti di riferimento restano Atene e Roma.

  • 1) Moloch è il vitello d’oro le cui sembianze mostruosa con impresso sul petto un esagramma (la stella a sei punte, simbolo iniziatico voluto ed imposto a suo tempo dai Rothschild) sull’altare  simbolicamente più alto di Torino e di tutta l’Italia che sorge e non a caso a duecento metri di distanza da una costruzione Sacra cattolica, di tutt’altra e completamente opposta natura, ma la cui originale struttura architettonica barocca, l’Antonelli scimmiottò con la Mole, facendone una caricatura specialmente in altezza, ossia la Cappella del Guarini, in cui da secoli viene custodita la reliquia religiosa più importante e famosa di tutta l’intera Cristianità: la Sacra Sindone di Gesù.
  • 2) Pino Rauti, Alternativa e Futuro, Tesi del congresso di Fiuggi 25 gennaio 1995
  • 3) Giovanni gentile, I fondamenti della filosofia del diritto, 1916.
  • 4) Giovanni Gentile: dal marxismo all’umanesimo del lavoro, di Luca Leonello Rimbotti. Fonte Centroitalicum. da Editrice Arianna.
  • 5) Giovanni Gentile, Genesi e struttura della società”, XI, 9.
  • 6) “Prospettive Future” – Le tesi.
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