L’interrogativo di Gioventù Nazionale Lecce: Chi sono i veri razzisti?

di Marco Gaetani Dirigente Provinciale

Nella giornata di ieri ha sfilato nelle vie del centro storico di Lecce un “corteo antirazzista, contro le politiche discriminatorie del Governo”.
La manifestazione è stata promossa da Arci Lecce, che ha chiesto a gran voce la riapertura dei porti, in seguito alle vicende Aquarius e Lifeline. Lo slogan della manifestazione, “restiamo umani”. Forse, la buona e solidale sinistra leccese, dimentica che nel sistema dell’accoglienza di umano c’è ben poco. È tutto, fuorché umano, far partire ogni giorno barconi carichi di immigrati che non possiamo permetterci di mantenere. Così come non è umano rendere dei migranti vittime della tratta dei nuovi schiavi, voluta dalla grande finanza internazionale e dagli speculatori e, spesso e volentieri, farli morire in mare. Tutto questo alimentando un business che ha visto cooperative lucrare sulla pelle di centinaia di migliaia di disperati. Dimenticano, inoltre, le anime belle della sinistra, che la maggior parte dei migranti che sbarcano sulle nostre coste non ha diritto allo status di rifugiato: sono pertanto irregolari che non possono stare nel nostro Paese. Da giovane, da cittadino italiano, rabbrividisco nel dover constatare che questa è la loro idea di umanità e che chi non la pensa come loro viene subito etichettato come “razzista” o “xenofobo”. A mio parere, il razzismo è ben altro: è quello dello Stato che per anni ha discriminato i suoi cittadini, destinando ogni mese a un immigrato clandestino più di quanto abbia destinato a un pensionato sociale italiano. Noi di Gioventù Nazionale Lecce crediamo che quella del Governo sia una prima, seppur timida, risposta a un problema che è stato malgestito per troppo tempo.
L’unica soluzione possibile, e veramente umanitaria, sarebbe non far partire i barconi della morte, tramite una missione europea che produca un blocco navale al largo delle coste della Libia e identificare con degli hot spot in Nord Africa chi ha veramente diritto di asilo. Dopodiché bisognerebbe redistribuire i rifugiati equamente nei 27 Stati membri dell’UE, per far sì che il nostro Paese non diventi il campo profughi d’Europa.

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