L’Italia è schiacciata. Ma l’implosione dell’Europa è solo rinviata. Non vince nessuno.

Editoriale di Giovanni De Luca

La sintesi che esce dal Consiglio europeo è quella di una Italia schiacciata. Non c’è dubbio. Però cade anche il velo della “tenuta politica” del vecchio continente tanto da poter affermare che l’implosione di questa Europa è solo rinviata. Torniamo sempre sulle nostre ragioni. Non da oggi scriviamo di una Europa “nano politico, gigante economico e verme militare“.

Nove ore di  discussioni fino alle 4 e mezza del venerdì mattino, dove a tirare un sospiro di sollievo è solo Angela Merkel sostenuta dai paesi del nord, quella Europa che noi definiamo “fordista” a trazione economica ed industriale dove l’euro funziona, l’economia va a gonfie vele. Angela Merkel che era arrivata a Bruxelles indebolita, torna a casa con una vittoria: il suo governo è salvo. La Spagna, la Francia e la Grecia di Tsipras, le hanno teso la mano accettano accordi bilaterali – a parole – per riprendersi i migranti dei «movimenti secondari».

La riforma dei regolamenti di Dublino III è rimandata ci sarà un rapporto il prossimo ottobre. Ne esce un “bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno“. In sostanza perdono tutti e non vince nessunoed è stata coniata una nuova “formula” governativa: apertura di centri di controllo e redistribuzione dei rifugiati solo su «base volontaria».  Materia da studio psichiatrico.

 

In questo momento e su questa tematica, l’Europa si piega al diktat del gruppo di Visegrad e con l’occasione anche la sinistra europea prende una boccata di ossigeno additando come pericolosa e preoccupante la vertiginosa crescita del nazionalismo e dell’estrema destra.

Nulla di più falso!

I paesi di Visegrad vengono fuori ed in antitesi ai peggiori regimi che la storia abbia conosciuto, ossia il regime comunista. Di conseguenza  fondano la loro visione dello Stato sull’autorevolezza delle Istituzioni, sul rispetto delle Leggi delle quali il popolo si dota, sul loro rispetto. Difendono l’identità della Patria e chiudono alle squallide visioni di questo tipo di Europa dei banchieri e degli usurai. Nel binomio democrazia-crescita, loro fondano la parola “sovranità” e non c’è dubbio che per degli Stati interni che non hanno sbocchi marittimi, sia più facile “controllare” i confini.

Non è vero che Salvini ha perso sul fronte di questa tematica a vantaggio del gruppo di Orban e dei suoi alleati: Repubblica Ceca, Polonia e Slovacchia. E’ l’ Europa  che ha perso. Sono le sue politiche fallimentari. E’ l’asse frannco-tedesco che sta perdendo. Donald Tusk ha affermato che il testo di conclusioni ha evitato di dare «un numero crescente di argomenti ai movimenti populisti e antieuropei». Ed all’orizzonte c’è l’Austria, che dal 1° luglio prende la presidenza semestrale del Consiglio Ue. L’alternativa a questa europa va avanti: «saremo in grado di far diminuire il numero di persone che arrivano in Europa solo quando faremo in modo che le persone soccorse in mare non siano portate sul territorio della Ue – ha precisato il primo ministro Sebastien Kurz – soddisfatto che ci sia un’intesa che «permetta di distruggere il modello economico dei passeurs».

Cosa fare nel frattempo?

Salvini deve aprire a “destra”. Giorgia Meloni aveva ragione. Nell’isolamento dell’Italia nel contesto europeo, blocco navale subito, con la nostra Marina Militare dispiegata nel Mediterraneo ed in presidio permanente nelle acque internazionali sulle rotte che portano verso le sponde italiane.

Ma noi  tiriamo in ballo il ruolo della Nato e dell’Onu.

Anche l’Alto Commissariato ai Rifugiati dell’Onu ormai cede alle «piattaforme di sbarco» per cercare di evitare il naufragio generalizzato del diritto d’asilo nel mondo. L’Alto Commissariato e l’ Organizzazione Internazionale delle Migrazioni alla vigilia del Consiglio, avevano inviato una lettera a Federica Mogherini ed ai presidenti Juncker (Commissione) e  Tusk (Consiglio) per invitare i paesi del Mediterraneo a riunirsi, per una «responsabilità condivisa» sulle migrazioni (già mille morti quest’anno).  E qui richiamiamo un nostro precedente articolo del 16 giugno scorso  in cui scrivevamo:  “Dobbiamo pretendere una conferenza internazionale dei paesi rivieraschi del Mediterraneo, di questo se ne deve fare carico l’Italia che deve chiedere l’istituzione di una “commissione speciale europea” ubicata nel meridione d’Italia. Noi candidiamo Lecce, anche  per riparare al grave torto subito con la mancata assegnazione del Premio Nobel per la Pace, in quanto terra di accoglienza. Premio che ci spettava sul finire degli anni novanta. Serve una Agenzia per la cooperazione e lo sviluppo di politiche di tutela nei paesi di partenza ed in quelli di arrivo dei flussi migranti. Con lo scopo di creare una “sviluppo del terzo e quarto mondo”, il nostro aiutiamoli a casa loro, che non è “operazione Ponzio Pilato”.  Serve per contrastare la desertificazione, l’inurbamento selvaggio, la scomparsa delle colture agricole locali, per garantire condizioni minime di sanità e di pronto intervento, per assicurare ad ogni livello la difesa della “cultura” delle tradizioni e delle specificità contro ogni forma di stravolgimento, appiattimento, livellamento mondialista”. Infine tiriamo in ballo la Nato.

il “Partnership for Peace”: il partenariato per la “pace della Nato.

Il Partenariato fu stilato nel 1994 ed è basato su relazioni individuali e bilaterali tra la NATO e rappresenta il primo tentativo di dialogo con paesi esterni, ora “braccio operativo” Euro-Atlantico e collaborano in tema di giustizia, per garantire i principali diritti internazionali, come i patti bilaterali tra stati nel mondo, svolgono in tema politico-sociale la cooperazione al sostentamento umanitario. La sua azione operativa permette in diversi ambiti, quali sociale, politico, economico, giuridico, medico, ingegneristico, scientifico, artistico, la tutela e la conservazione di diritti umani nel mondo, promuovendo la cultura pacifica nei popoli. Nel 2017 la Colombia ha siglato accordi di partnership per la pace e collaborazione in vari ambiti militari con la NATO, divenendo il primo paese Latino Americano legato alla NATO. Ora questo va fatto con l’Africa oppure la nato va definitivamente sciota. 

PROSPETTIVE FUTURE  ritiene che per fermare le immigrazioni di massa, lo sradicamento dei popoli dalle loro terre di origine, bisogna fermare i conflitti. Iniziamo dalla Nigeria dove Boko Aram gruppo fondato da Ustaz Mohammed Yusuf, nella città di Maiduguri con l’idea di instaurare la shari’a nel Borno religioso, ora si è esteso nel Camerun settentrionale, nel Congo, ed ha stretto un patto con il fondamentalismo islamico.  Nel Mali, dove gli occidentali presi di mira negli attentati più recenti sono vittime di gruppi islamisti che hanno agito in rappresaglia dell’intervento della Francia a sostegno del governo locale. In Egitto area geopolitica strategica del Medio Oriente. Tunisia Dove è partita la Primavera araba. In Libia ed in Somalia, simboli di un Occidente tanto efficace nella distruzione, quanto incapace di costruire un futuro di pace e democrazia. Nella  Repubblica Centrafricana e nella Repubblica Democratica del Congo, in Uganda schiacciata dai colpi di stato. Sud Sudan dove due guerre civili hanno dato vita ad una pace debole. In Kenya dove al momento la presenza più attiva pè quella del gruppo jihadista Al-Shabaab.

Su questa analisi di più ampio respiro dobbiamo aprire un’attenta riflessione. Uno studio di vasta portata sul ruolo ormai inutile dei singoli Stati nazionali nell’era della globalizzazione, della mondializzazione.

Bisogna ragionare in termini politici, economici e militari in termini di Europa Nazione sintesi delle Patrie.

I flussi migranti sono indotti da precise logiche trasversali agli Stati, effetti di interessi di gran lunga superiori alla forza economica o bellica di una singola Nazione.

Si impone un riordino programmatico, una precisa visione del mondo. Si ha bisogno di un coordinamento politico, un asse fra tutti i partiti nazionalpopolari in Europa e gli alleati  fuori. Serve, è indispensabile,  anche una nostra presenza nel parlamento europeo rappresentati da Giorgia Meloni.

 

 

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2 commenti su “L’Italia è schiacciata. Ma l’implosione dell’Europa è solo rinviata. Non vince nessuno.

  1. Nazzareno Mollicone7 il said:

    Ottima e completa analisi, soprattutto per quanto concerne la situazione in Africa! E’ anche vero rilevare che a Salvini manca la presenza della cultura storica e geopolitica della Destra

    • Redazione il said:

      Grazie Nazzareno. un commento molto gradito. Si, a Salvini manca un retroterra culturale e questo stiamo cercando di scriverlo spesso- buona domenica.

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