Salvini, Di Maio ed il terzo principio della dinamica.

Il mutamento della società derivante da logiche globali, ha portato il maggiore partito del Nord, la Lega, a rompere gli argini dei propri confini per aprirsi verso una politica di più ampio respiro nazionale. La Lega è l’unico partito italiano in mutazione anche per questo desta non poca curiosità nei politologi e non solo. Il maggiore partito che difende confini e identità -paradossale affermarlo –  rompe i confini propri, muta la propria identità. Una vera scommessa che fa i conti con la quotidianità.

600 industriali veneti manifestano il loro dissenso nei confronti del governo.

Vi abbiamo votato, ma così ci rovinate. Per due immigrati in meno vi siete venduti ai 5 Stelle. Ci sentiamo traditi”. Il disappunto è degli imprenditori veneti zoccolo duro dell’elettorato leghista contro i Ministri di Salvini. Nel mirino il decreto dignità in due riunioni di Confindustria Venetocentro, che si sono svolte a Treviso e a Padova. Dure, in particolare, le parole del Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, che sul decreto, in altre sedi, ha detto: “È antitetico al contratto di programma, che verte su due elementi, reddito di cittadinanza e flat tax . Invece si aumenta il costo dei contratti a tempo indeterminato e il costo dei licenziamenti”. Questo sul versante dei “verdi” vediamo che succede su quello dei “gialli”.

Le difficoltà per il Movimento 5 Stelle sono molto evidenti al Sud, base strategica di consensi elettorali da percentuali bulgare. Non ci sono solo gli imprenditori del Nord fra coloro che protestano per gli effetti negativi del decreto dignità sul mercato del lavoro, ci sono i precari, i movimenti No Tap, i residenti di Taranto ai piedi di Ilva.

I precari lasciati a casa ora attaccano Di Maio

In particolare attaccano alcuni occupati allo stabilimento Nestlè di Benevento che grazie alle nuove misure introdotte dall’esecutivo perderanno il lavoro. I precari lasciati a casa, tutti fra i 40 e i 50 anni, hanno anche aperto un account Twitter per raccontare il proprio dramma e sensibilizzare l’opinione pubblica in tal senso:  “Da precari siamo diventati disoccupati, la Nestlè non ci chiama più, aiutateci“, denunciano i lavoratori che da un giorno all’altro si trovati senza impiego. Sul piede di guerra ci sono anche i 30 mila lavoratori delle Poste che attendono l’assunzione con contratto  a tempo indeterminato e dopo settembre diventeranno circa 40 mila. “Noi chiediamo solo di avere garanzie e avere un futuro e quindi i lavoratori attualmente in attività vanno  assunti a tempo indeterminato”.

Siamo fortemente contrari al Governo “grigio-verde” perché un movimento come il nostro, che pone il lavoro al primo posto, che ha alle spalle un retroterra di dottrine sociali, che basa la sua visione della società sul lavoro, pensa che l’azione di Governo deve unire gli interessi nazionali nella sintesi popolare.

Questo non può avvenire con due forze politiche differenti, che non hanno un retroterra certo sul quale basare l’azione di governo. Senza competenze tali da affrontare la situazione con la velocità che il mercato impone alla politica, rendendola succube.

Urgono risposte veloci che non possono essere affidate ad un “contratto di Governo” nelle mani di un Premier, Giuseppe Conte, poco percepito. Un giuslavorista di estrazione culturale di sinistra, che il lavoro lo intende in continuità con una visione di sinistra e tradita dagli ultimi governi tecnici. Il che, è ancora peggio.

L’economia rallenta, i conti pubblici peggiorano. Vuol dire una sola cosa: che per il 2018 (e pure per il 2019) non si parlerà di flat tax, reddito di cittadinanza e “superamento” della Fornero.
Sarà un autunno caldo. Il Pil continua a contrarsi e fa saltare i piani del maxi condono fiscale proposto da Matteo Salvini che dura un anno e non finanzia interventi strutturali senza ulteriori coperture già dal secondo anno.

Il terzo principio della dinamica, applicato al Governo

A settembre ci saranno gli attacchi delle agenzie di rating, poi gli attacchi dei sindacati. Le forze si manifestano sempre a due a due. La forza chiamata azione e la forza chiamata reazione agiscono tra corpi diversi al Governo. Azione e reazione hanno la stessa intensità, anche se i corpi su cui agiscono le due forze hanno masse diverse. Azione e reazione hanno la stessa direzione, ma versi opposti.

Al di là di questa eterna campagna elettorale permanente, la realtà è molto complessa. Trump impone dazi e l’Europa sanzioni, la nostra economia vive di export quindi, c’è tutta la politica economica da ridisegnare, schiacciati, come siamo, da trattati firmati  e quelli da non firmare.

 

GAME OVER per le speranze alimentate dai populisti gialli e dalle paure cavalcate dai sovranisti verdi. Contro la dura realtà, serve una forza politica con un forte retroterra sociale, nazionale e popolare, una forza riformatrice dalle visioni rivoluzionarie e con esperienza. Grillini e leghisti, benvenuti nella realtà.

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