Uno sguardo curioso in casa d’altri. Pontida, fra populismo ed un po’ di smarrimento

Il punto di vista della Redazione

Una Lega forte e determinata al timone dell’attuale centrodestra serve nel momento in cui il “berlusconismo” è al tramonto e Fratelli d’Italia, giovane prospettiva della destra parlamentare postmissina e postAN (antifiniana), necessita di tempi logici per strutturare il suo raggio d’azione, selezionare classe dirigente, riposizionarsi con percentuali elettorali consone in equilibrio con i contenuti e con la mole di lavoro che i gruppi parlamentari producono in termini quantitativi e qualitativi. La nostra è analisi non tanto “impicciona” quanto curiosa. Chi fa politica deve essere attento a ciò che accade e sarebbe stupido disinteressarsi di chi ha dalla sua la ragione dei numeri ed è al Governo. Di tutto ci si può accusare – e di tanto ci si accusa – ma non siamo presuntuosi.

A Pontida nessun cenno sulla battaglia No Euro inopportuna più che al Governo all’indice dei mercati. Nessun richiamo alla Patria nell’anno celebrativo del centenario dalla Grande Guerra e dalla “vittoria mutilata”. Nessun richiamo al Presidenzialismo tema improprio del bagaglio storico. Non c’erano tricolori se pur decine di pullman dal Sud abbiano riempito i vuoti delle Leghe storiche e fa più presa una bandiera della catalogna che non sfugge a Salvini e ne coglie l’occasione per salutare con favore il suo sventolio sul quale apre il passaggi chiave dell’incontro: “L’Italia che governeremo  per i prossimi trent’anni – afferma – sarà una Italia fondata sulle autonomie”. E spunta un richiamo a Gianfranco Miglio, un modo per tenere presente anche Umberto Bossi una sorta di spirito dei padri costituenti che aleggia sulle valli padane.

E’ una Lega che nel vuoto altrui, in un determinato momento storico, ha costruito la sua fortuna ed ha percentuali che zittiscono ogni tentativo di sola analisi critica. E’ anche una Lega fragile, che vuole “osare” sui grandi temi nazionali ma che fugge nella sua roccaforte ed ha bisogno dei “vecchi temi” per timore di perdere tutto. Del resto la Lega è il socio di minoranza di un contratto di governo, ma anche il maggiore azionista in termini di apporto politico e di visibilità di un Governo che vacilla per la caduta di un Fico dall’albero “boldriniano”.

Quanto sarà disposto a pazientare il popolo italiano al cospetto dei temi prioritari e dei quali si parla poco? Lavoro, giovani, sicurezza interna, diritto alla salute e buona formazione.

C’è anche un po di smarrimento in questa Lega. Fisiologico. Lo avvertiamo proprio dal passaggio chiave di Salvini precedentemente riportato: ” L’Italia che governeremo per i prossimi trent’anni sarà una Italia fondata sulle autonomie”. Ci sia concesso un ragionamento politico di più ampio respiro.

Non è vero che le prossime elezioni europee del 2019 saranno un “referendum fra populisti e le élite” come dice Salvini. O non solo. E’ questo continuo, banale e demenziale “ridicolizzare” gli eventi che non piace, la scarsa capacità di analisi sui grandi temi per la Lega  sono un limite. Il tema è più ampio e c’è in ballo anche il ruolo periferico del sud dell’Europa . O delle Europee.

Europee, perché vogliamo evidenziare che al collaudato e vincente modello nord-europeo arrivato ai suoi limiti di sviluppo – e da qui l’evidenziarsi del tracollo del sistema liberal capitalistico che denunciava Pino Rauti – si ripropone con forza la necessità di modelli nuovi che guardano al Sud del vecchio continente oggi troppo “periferico”, troppo “marginale”, troppo “isolato” ma al centro dei flussi internazionali per la grave crisi dell’immigrazione. La disfatta del sistema economico di questa Europa, travolgerà quello che è stato sino ad ora,  sarà vanificata l’attuale perdita dell’ universo monocentrico (i vecchi Stati nazionali)  nella prospettiva “policentrica” che sarebbe dovuta sfociare nella valorizzazione delle entità politiche sub-nazionali in nome dell’unione europea. Questa Europa invece sta morendo. Se si fosse raggiunta l’ Europa politica dei nostri “padri costituenti” –  Drieu La Rochelle tanto per fare un nome fra i tanti dei quali scriveremo – perseguita la nostra Idea essa avrebbe dato vita ad una collaudata Europa Nazione delle Patrie e dei Popoli, allora sì, che sarebbero nelle istanze di federalismo da più parti avanzate, le esigenze di una reale autonomia territoriale nell’ottica di “piccoli Stati” e/o “micro-Patrie” come teorizzava Gianfranco De Turris.

Quanto più l’Europa politica si sarebbe dovuta unificare, tanto più si sarebbe necessitato del contrappeso di formazione “piccole”, Patrie ricercate in una unità di dimensioni ridotte perché l’Europa sarebbe dovuta diventare la “casa comune con molte stanze”: la Nazione.

Ora, il passo è proprio l’opposto a quello indicato da Salvini. In questo momento storico, c’è bisogno di Stato nazionale, di Presidenzialismo, della difesa delle identità dei popoli e delle loro tradizioni contro la logica disgregatrice, di livellamento e di conseguenza, di appiattimento al mondialismo ed alla globalizzazione. La Lega sta sbagliano la strategia e sta rischiando di farci finire in bocca alla balena.

Per difenderci dalla globalizzazione (ma senza andare troppo lontani, anche dalla possibile implosione di questo “modello” europeo alla luce del fallimento del consiglio degli scorsi giorni) l’unità della Nazione “serve” diversamente saremmo schiacciati più di quanto già siamo dagli altri Stati. Stati? Veri continenti! Gli Usa e l’emergente impero economico-finanziario del Cremlino che guida l’accordo euro-asiatico con Iran, India e Pakistan tanto da tenere sotto scacco Pechino.

Contro ogni spinta secessionista e separatista, bisogna tenere ferma l’idea di tutela e valorizzazione dell’unità nazionale nel rispetto delle specificità etniche, delle differenze culturali, delle tradizioni, delle identità tutte intese come patrimonio e ricchezza del popolo italiano.

Questo oggi non è necessario, è indispensabile!

La sovranità nazionale deve essere riaffermata in questa unione economica dove da troppo tempo siamo costretti, dall’inefficienza della nostra classe dirigente, in una condizione subalterna e recessiva e parlare di Italia fondata sulle autonomie è antistorico ed antipolitico!

Porterà consensi immediati, ma chi attua questa politica sta costruendo – come ad altri è accaduto di fare – sulla sabbia.

 

 

 

 

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